Nevermorealone Basi di accompagnamento pianistico alle principali opere didattiche per flauto traverso J. Andersen 18 Studi Op. 41 24 Studi Op. 33 A. B. Furstenau 26 Übungen Op. 107, Book 1 R. Galli 30 Esercizi Op. 100 G. Garibioldi 20 Ètudes Mignonnes 58 Esercizi L. Hugues 20 Duetti Op. 51, Book 1 20 Duetti Op. 51, Book 2 20 Duetti Op. 51, Book 3 20 Duetti Op. 51, Book 4 E. Kohler 15 Übungen Op. 33, Book 1 12 Übungen Op. 33, Book 2 8 Übungen Op. 33, Book 3 Romantische Etüden Progetto Nevermorealone: …a cura di Riccardo Rinaldi Hugues, Kohler, Furstenau, Briccialdi, Galli, Andersen, Gariboldi, sono tutti nomi di musicisti del passato che possono evocare nel flautista un senso di timore, di freddezza e di aridità. Il tempo trascorso studiando su testi di musica contenenti passaggi tecnici difficili con la necessità di uscirne vincitori per la lezione che ci attende, spesso non lascia una buona traccia nella memoria. E’ sicuramente lecito chiedersi se i passaggi tecnici che siamo chiamati ad imparare abbiano un senso compiuto, se siano inseriti in un contesto più ampio e se una certa armonia li possa giustificare Nonostante l’accompagnamento pianistico sia fin troppo elementare credo che, si possa concludere che, approssimativamente, sia stato realizzato ciò che l’autore originario aveva in mente. In alcuni brani sono riconoscibili temi popolari o folkloristici, altri mostrano una venatura jazzistica, altri ancora sembrano usciti dall’operetta italiana del primo ‘900. Non mancano temi apparentemente tratti dal melodramma, oppure temi limpidi o austeri come fossero degli “asolo” orchestrali. In alcuni casi si avverte l’esigenza di un accompagnamento ben più ricco: un vero e proprio “tutti” orchestrale; in altri casi, come ad esempio nei temi lenti, per il rapido susseguirsi di armonie, si potrebbe intuire l’apporto di strumentini in sezione come l’oboe, il fagotto e il clarinetto. I vari autori hanno ideato temi seri o giocosi, lenti o virtuosistici, ironici o drammatici, ma in ogni caso le armonie della parte pianistica esaltano la melodia del flauto e ne rafforzano l’espressività. Inoltre, il semplice fatto di suonare in compagnia di un secondo strumento come momento di verifica dopo un lungo e scrupoloso lavoro eseguito davanti alle pagine di un libro, conferisce spesso al musicista un senso di maggiore appagamento. Si tiene a precisare che l’accompagnamento al pianoforte non è stato registrato in sala d’incisione, ma in una semplice abitazione con attrezzature non professionali. Sono quindi presenti disturbi audio, fruscii e rumori “domestici” di vario tipo. I vari esercizi sono stati registrati a media velocità tenendo conto del livello tecnico di preparazione degli studenti ai quali vengono proposti come materiale di studio. Per una diversa interpretazione delle frasi a volte la posizione dei respiri è stata modificata rispetto a quella proposta nei testi attualmente in commercio. In corrispondenza dei respiri più importanti, cioè quelli che delimitano le frasi, l’accompagnamento pianistico permette una breve sosta. La ripresa finale del tema principale viene sottolineata da un evidente rallentando. .Non viene richiesta, se non in rari casi, una alternanza dinamica; a questo proposito ci si può esprimere in modo libero secondo la propria sensibilità o secondo le indicazioni dell’insegnante. In molti casi si noterà, però, che in prossimità del finale sia la velocità che l’intensità del suono dell’accompagnamento, tendono ad aumentare. Non sono considerati i ritornelli. Se però in fondo all’esercizio è presente il richiamo a ritornare da capo, si utilizzerà questa modalità per poter disporre di un finale adeguato. I compositori troveranno, all’ascolto, numerose inesattezze sia dal punto di vista stilistico che da quello tecnico anche poiché l’armonizzazione del canto non è stata trascritta sul pentagramma. L’accompagnamento pianistico, composto prevalentemente da blocchi di accordi, è stato suonato in modo libero utilizzando delle semplici sigle come si usa nei brani di musica leggera, appuntati sulla stessa partitura del flauto. Lo scopo non era creare un prodotto stilisticamente perfetto, ma solo fornire una possibile chiave di lettura agli studenti riguardo all’interpretazione e permettere al flauto solista (troppo spesso anche solo) di adeguarsi, riguardo all’intonazione, ad uno strumento di riferimento come il pianoforte.